Alimentazione

Insulino Resistenza | Che Cos’è? È Legata all’Obesità?

Dallo scrittore Myprotein, Riccardo Pitarresi, atleta e istruttore di Taekwondo, laureando in Dietistica.


Insulino Resistenza e Obesità


Essere sovrappeso od obesi, oggi è un dato di fatto per almeno il 45% della popolazione italiana. Circa il 20% della popolazione è invece obesa, e questa condizione è generalmente un tassello facente parte di un quadro clinico più grande, conosciuto come sindrome metabolica. A quest’ultimo quadro, confanno una sequela di problematiche considerevoli in termini di salute per l’organismo, strettamente vincolate le une alle altre, e tra esse figurano l’obesità per l’appunto (e quindi un BMI superiore ai 30), ipertensione arteriosa, insulino resistenza, diabete mellito di tipo 2, iperglicemia, dislipidemie, etc.

Oggi cercheremo di fare chiarezza su un punto poco noto ai più, ma che allo stesso tempo non può essere ignorato: l’insulino resistenza. Per insulino-resistenza intendiamo la diminuita sensibilità cellulare all’insulina. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di ricostruire, a partire dai “normalmente funzionanti” processi biochimici, l’origine dell’alterazione di questo meccanismo.


1. Come Agisce di Norma l’Insulina?


Prendiamo in considerazione due tipologie di cellule del nostro corpo: le cellule dei muscoli (miociti) e le cellule del grasso (adipociti). Sulle loro membrane sono presenti dei canali denominati GLUT-4, che fungono da tramite per l’ingresso di glucosio a livello cellulare. Ma questi canali sono per la maggior parte del tempo chiusi, e possono essere aperti solo in presenza di un ormone (anabolico ed anti-catabolico) prodotto dal pancreas, l’insulina, che viene secreto dalla componente endocrina di quest’organo in dei momenti specifici da un punto di vista strettamente biochimico, ossia in fase post prandiale (dopo un pasto) e dopo l’allenamento (la tanto famigerata finestra anabolica) . Per cui se volessimo fare il punto situazione per comprendere meglio come funziona l’insulina, potremmo prendere a esempio un ipotetico pasto ;cerchiamo di capire cosa succede nel nostro organismo subito dopo di esso.

– I carboidrati ingeriti, dopo essere stati sottoposti alle varie tappe digestive, entrano nel torrente sanguigno.

– I livelli di glucosio nel sangue aumentano.

– Il pancreas allora produce insulina.

– A questo punto l’insulina prende contatto con miociti e adipociti, e lo fa attraverso un recettore specifico posto sulla loro membrana denominato IR o Insuline Receptor.

– L’attivazione di questo recettore porterà, attraverso l’innesco secondario di una proteina denominata IRS-1, all’ apertura dei canali GLUT-4 che consentiranno l’ingresso del glucosio nei muscoli e nel tessuto adiposo (e quindi il rientro dei valori glicemici).

Questo è ciò che accade quando il medesimo meccanismo biochimico è perfettamente funzionante .


2. Quando Smette di Esercitare la Sua Regolare Funzione Ipoglicemizzante?


Quando parliamo però di insulino resistenza, il discorso è diametralmente opposto ed è opportuno in tal senso appurare che tra le cause più comuni, ma non l’unica si intenda, al giorno d’oggi correlabili all’insulino resistenza, è la sindrome metabolica (di cui discusso ad inizio articolo). Quando parliamo in questo particolare caso di sindrome metabolica, nella fattispecie stiamo prendendo in considerazione l’obesità e l’eccesso ponderale che giocano un ruolo essenziale nell’innescare la desensibilizzazione cellulare all’insulina.

Cerchiamo di capirne il perché. L’eccesso di grasso corporeo, non va visto esclusivamente nell’ottica di un “inestetismo”, in quanto è ormai abbondantemente dimostrato come esso sia un tessuto endocrino, in grado di produrre ormoni e sostanze infiammatore note come citochine. Per via di questo eccesso di grasso, le quote prodotte di citochine infiammatorie (Fattore di Necrosi tumorale alfa e Interleuchina 6) sono eccedenti ed inibiscono l’attivazione delle sub-unità molecolari costituenti il recettore IR, che di conseguenza non potrà prendere contatto con l’insulina e dare luogo a quella cascata di eventi biochimici che condurrebbero all’apertura dei canali GLUT-4 posti sulle membrane di adipociti e miociti. Ci sarà una difficoltà oggettiva nell’apertura di questi canali, e ciò ha come conseguenza una quota di glucosio nel sangue superiore alla norma (IPERGLICEMIA).

L’organismo che è tuttavia dominato dall’esigenza di mantenere un equilibrio interno (noto come omeostasi) cercherà di compensare questo difetto biochimico producendo più insulina, andando incontro al cosidetto iperinsulinismo. Ma lo stress esercitato sulle cellule che producono insulina (isole di Langherans), porterà nel tempo al loro malfunzionamento aumentando le probabilità di sviluppare precocemente il diabete mellito di tipo 2.


SUNTO SCHEMATICO DELLA DESENSIBILIZZAZIONE CELLULARE ALL’INSULINA

Riepilogando quanto concerne l’insulino resistenza, abbiamo visto che:

– le cellule coinvolte sono due: miociti e adipociti;

– queste possiedono due elementi (a noi utili al fine del nostro discorso): i recettori specifici per l’insulina (IR) e i canali deputati a determinare l’ingresso di glucosio nelle cellule , GLUT-4;

– se il glucosio nel sangue è in eccesso, il pancreas produce insulina;

– l’insulina cerca di prendere contatto con i recettori IR per aprire indirettamente i canali GLUT-4 e risolvere l’iperglicemia transitoria;

– la ridotta affinità cellulare per l’insulina, dettata dall’obesità e dalle citochine infiammatorie, porta alla mancata apertura dei canal GLUT-4 e l’iperglicemia persiste più a lungo;

– il pancreas cerca di compensare il difetto biochimico producendo più insulina;

– le cellule preposte alla secrezione di insulina, eccessivamente stressate, nel tempo si esauriranno;

– il corpo avrà sempre meno insulina a disposizione nel tempo ( e per di più inefficace);

– insorgenza precoce del diabete di tipo 2.


3. Consigli Pratici


Alla luce di quanto detto possiamo affermare che solo l’attività fisica ci sarà di giovamento!

Infatti se questa attività fisica stimolerà appropriatamente il metabolismo aerobico, che forza l’esaurimento delle scorte glucidiche, provocherà lo svuotamento delle cellule delle proprie riserve energetiche, di conseguenza saranno le stesse cellule a chiedere di essere rifornite, e lo faranno esponendo un numero maggiore di recettori specifici per l’insulina, migliorando la propria sensibilità a questo ormone e consentendo a quest’ultimo di aprire i canali GLUT-4 per permettere l’ingresso del glucosio inizialmente in eccesso.

Quindi, i parametri ematici alterati, rientreranno nella norma solo se verranno contemplati taluni accorgimenti:

attività fisica almeno 3 volte alla settimana per aumentare la quantità di recettori IR esposti da miociti ed adipociti;

– alimentazione equilibrata, con consumo di alimenti a basso indice glicemico per evitare che, una volta saturate le scorte di glicogeno muscolare ed epatico, i carboidrati in eccesso vengano convertiti in grasso, ma piuttosto vengano rilasciati lentamente e senza provocare picchi glicemici elevati che portano a produrre più insulina del necessario!

perdita progressiva del peso in eccesso, che porterà ad una diminuzione delle quote circolanti di sostanze infiammatorie, aumentando la sensibilità cellulare per l’insulina.

Abbiamo visto cos’è l’insulino resistenza, quali sonoi meccanismi biochimici inficiati e quali metodiche per poter contrastarla nel nostro piccolo. E’ sempre importante consultare il parere del medico per mettere in atto la strategia d’azione migliore, talvolta con supporto farmacologico quando necessario!

(In questo video troverete riassunte e spiegate in maniera più chiara tutte le informazioni contenute nell’articolo riguardo questo argomento ostico ma importante).

Riferimenti

 



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Scrittore ed esperto


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