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Allenamento

L’Esercizio Rafforza Il Sistema Immunitario? | Le Cose Da Sapere

Dallo scrittore Myprotein Graziano Pallotta, studente in Farmacia.


L’Esercizio Rafforza Il Sistema Immunitario?


Gli effetti dell’esercizio fisico sul sistema immunitario sono stati oggetto negli ultimi anni di numerosi studi e dibattiti scientifici, che tutt’ora non sono riusciti a fornirci una risposta definitiva, quanto piuttosto indicazioni verosimili.

In questo articolo analizzeremo in maniera critica quali sono le relazioni esistenti tra sport e sistema immunitario, e come il primo possa influenzare il secondo in maniera negativa o positiva, basandoci sulla letteratura attualmente a nostra disposizione.

Tuttavia, prima di procedere alla discussione vera e propria, ripassiamo brevemente alcuni concetti di fisiologia che ci aiuteranno a capire al meglio i meccanismi coinvolti.

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1. Cenni di fisiologia


Il sistema immunitario protegge il nostro corpo da diversi agenti esterni potenzialmente dannosi, attraverso:

  • risposte immunitarie naturali o innate: rapide e generiche; sono meccanismi che il nostro corpo può attuare sin dalla nascita;
  • risposte immunitarie acquisite o adattative: sono più complesse e più lente, ma specifiche ed efficaci; avvengono a seguito del riconoscimento e della presentazione dell’antigene.

Queste risposte possono avvengono in maniera integrata (potenziandosi reciprocamente l’un l’altra), e possono essere attuate sia da molecole, come citochine e complemento (immunità umorale), che cellule, come macrofagi e linfociti (immunità cellulare).

L’antigene è solitamente una molecola non-self, ovvero deve essere estranea all’organismo; deve quindi avere un peso superiore ai 3000Da, e solitamente è una proteina, in quanto queste molecole possono stimolare la risposta immunitaria, grazie soprattutto alla loro complessità strutturale e variabilità sequenziale.

Senza entrare eccessivamente nel dettaglio, vediamo brevemente in cosa consiste il “riconoscimento”, evento cardine della risposta immunitaria acquisita o adattativa.

Quando un antigene penetra per la prima volta nell’organismo, alcuni linfociti T o B naive (ovvero nativi, non maturati, che non hanno mai incontrato un antigene prima d’ora) diventano “cellule memoria”, cellule molto longeve che permetteranno successivamente di riconoscere, in maniera più rapida e decisiva, l’antigene penetrato nell’organismo, sviluppando appositi recettori. Così, quando l’antigene penetra l’organismo una seconda volta, avviene il riconoscimento clonogenico, ovvero l’attivazione di quei cloni che possiedono il recettore per tale antigene.

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Una volta legato avviene invece l’espansione clonale, ovvero un aumento enorme del numero dei cloni specifici. I linfociti, una volta completato il loro compito muoiono per apoptosi.

Oltre ai linfociti, altre cellule sono fondamentali nella risposta immunitaria:

  • immunità innata: linfociti Natural Killer, fagociti (neutrofili, macrofagi e cellule dendritiche), mastociti, eosinofili e basofili.
  • immunità acquisita: diverse tipologie di linfociti T e linfociti B.

2. Sistema immunitario e sport


Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti numerosi studi in merito, questi tendono generalmente a mancare di omogeneità e riproducibilità: le variabili da prendere in considerazione sono infatti virtualmente infinite: livello atletico dei soggetti partecipanti allo studio, tipologia di esercizio, intensità, tempo di lavoro (…), solo per citarne alcune.

Quello che però tende ad essere conforme, è il risultato.

Sistema immunitario ed esercizio fisico

Secondo numerosi dati statistici, il soggetto che pratica costantemente attività moderata (con una FQ media intorno ai 130bpm, per circa 3-4 volte alla settimana), ha un rischio inferiore di contrarre patologie infettive rispetto al soggetto sedentario.

Al contrario, negli atleti propriamente detti, ovvero coloro che praticano attività fisica ad un’intensità importante, più volte alla settimana, vi è una maggiore frequenza di patologie infettive, per lo più virali, in particolare infezioni erpetiche, respiratorie, gastroenteriche, ecc.. con una più lenta guarigione e maggiore tendenza alle recidive.

Analizzando nel dettaglio le perturbazioni che avvengono a livello fisiologico, emerge nella quasi totalità degli studi un aumento della popolazione di linfociti T “soppressori” (deputati appunto alla soppressione della risposta infiammatoria) a discapito dei linfociti CD4+ (“helper”), il cui ruolo è invece quello di rafforzare la risposta immunitaria; questa è quindi la prima evidenza di soppressione immunitaria conseguente all’esercizio fisico.

L’effetto deprimente sul sistema immunitario interesserebbe anche altre specie cellulari, come i linfociti NK (Natural Killers) e i macrofagi. L’aumento dei linfociti T soppressori e l’aumentata secrezione di ormoni glucocorticosteroidi va inoltre a sopprimere la produzione ed il rilascio di citochine fondamentali per i processi immunologici come l’interleuchina IL-2.

L’effetto negativo dell’attività fisica intensa può concretizzarsi anche mediante alterazione dei processi trascrizionali legati all’espressione di cellule e citochine, in particolare attraverso down-regulation dei geni relativi.

Diego Sechi-504

(I principali studi che hanno condotto a queste conclusioni sono riportati in bibliografia.)


3. Effetti negativi dello sport 


Da tutti gli studi è emerso che gli effetti “negativi” dell’attività fisica intensa si manifestino immediatamente dopo lo sforzo (e non durante, quando invece occasionalmente sembrerebbe verificarsi un potenziamento); sebbene non risultino tutt’ora ben chiari i meccanismi alla base di questi turbamenti, tra le cause principali abbiamo un aumentato rilascio ormoni e mediatori, in particolare catecolamine e cortisolo.

Inoltre, negli atleti avanzati (o professionisti), in cui può esistere una forma di stress psicologico, derivante dall’ansia da prestazione sportiva, possono verificarsi casi di immunosoppressione addizionali, ad evidenziare come questo fenomeno sia un qualcosa di multifattoriale, difficilmente riconducibile ad un solo processo biochimico e fisiologico.

Fortunatamente tutti questi effetti deprimenti sembrerebbero scomparire in un intervallo di tempo attualmente non ben definito, ma relativamente breve; secondo molti autori infatti alcune di queste alterazioni tornerebbero alla normalità già nel giro di 2 ore, mentre altre potrebbero richiedere fino a 72 ore. Probabilmente il superallenamento, periodi di importante stress psico-fisico, recupero inappropriato, dieta imperfetta, possono favorire questi squilibri.

L’obiettivo della ricerca potrebbe essere quindi quello di determinare, in maniera quanto più verosimile:

  1. l’arco di tempo in cui tutte queste modificazioni tornerebbero alla normalità;
  2. gli esatti meccanismi alla base di questi effetti immunosoppressori e, soprattutto
  3. fino a che punto l’attività fisica possa essere deleteria o, al contrario, positiva, per l’immunità del soggetto.

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Conclusioni


Per concludere possiamo affermare che se da un lato l’attività fisica moderata può potenziare, in maniera transitoria, il nostro sistema immunitario, dall’altro lato un’attività più intensa può deprimerlo in maniera significativa, per un intervallo di tempo che fortunatamente risulta essere piuttosto breve (2-72 ore).

Se dunque pratichiamo attività fisica intensa, a maggior ragione non dovremmo dimenticare di prenderci cura del nostro corpo, riposando adeguatamente, bevendo la giusta quantità di acqua, ed eventualmente ricorrere integratori che possano favorire il recupero, come (tra gli altri): amminoacidi essenziali e/o ramificati, glutammina, vitamina C e sali minerali (zinco e magnesio), il tutto affiancato da un’alimentazione corretta, varia e bilanciata.

Riferimenti



Myprotein

Myprotein

Scrittore ed esperto


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