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Alimentazione

L’Olio di Cocco fa Male? | Tutto Quello che Devi Sapere

Dalla scrittrice Myprotein, Dott.ssa Ambra Balugani, farmacista, insegnante freelance ed esperta di integratori alimentari e nutraceutica dedicata agli sportivi.

L’Olio di Cocco fa Male?

L’olio di cocco è un olio derivato dalla pianta “cocos nucifera” . L’uso più comune che se ne è sempre fatto è quello di utilizzarlo come trattamento cosmetico: infatti, applicato localmente, ha un’azione altamente idratante; mentre il suo effetto su pelle e capelli unicamente tramite ingestione (es. in capsule o altri preparati. N.d.A.) non è stato ancora studiato approfonditamente.

L'Olio di Cocco fa Male? | Tutto Quello che Devi Sapere

All’interno troviamocirca l’87-90% di grassi saturi con un 7% di monoinsaturi (maggior parte di questi acido oleico), il resto è linoleico e si ritrova qualche traccia di acido alfa linoleico[1]. Di questi acidi grassi circa il 65% è designato come trigliceride a media catena[2]. I trigliceridi presenti sono trimistina, trilaurina, tripalmitina e tristearina. Questa composizione può ovviamente essere modificata conseguentemente ad una miscelazione dello stesso con altri oli in un processo noto come interesterificazione[3].

1. La Composizione

  • acido caprilico (saturo-C8) – 9%
  • acido decaonico (saturo-C10) – 10%
  • acido laurico (saturo-C12) – 52%
  • acido miristico (saturo-C14) – 18%
  • acido palmitico (saturo-C16) – 9%
  • acido oleico (monosaturo-C18) – 6%
  • altre tracce/linoleico/omega 6 – da 2% a 5,3%
  • acido stearico (C18) – 3%
  • acido caprico (C10) – tracce
  • Altri componenti che troviamo all’interno dell’olio di cocco sono:
  • vitamina E (in qualità di tocoferolo)
  • vitamina C
  • steroli
  • squalene[4]

 

2. La Produzione

La produzione e lavorazione sono molto importanti per quanto riguarda i contenuti nutritivi funzionali. I processi di produzione possono essere principalmente 2: processo “a secco” e processo “a umido”. Il primo richiede che la polpa venga estratta dal guscio ed esiccata, utilizzando fiamma, luce solare o dei forni, per la produzione della copra.

Questa viene poi pressata o disciolta con dei solventi per  creare l’olio ed una poltiglia molto ricca di fibre e proteine che viene poi utilizzata come nutrimento di vari tipi di bestiame e quindi non destinato ad uso umano. Il secondo processo è quello in ambiente umido dove si utilizza cocco grezzo piuttosto che copra secca.

Con questo processo le proteine del cocco generano un’emulsione di olio di cocco che poi si potrà separare solo con una bollitura prolungata od una centrifugazione in seguito a pretrattamento. Il processo “a umido” si dimostra molto meno efficiente del primo “a secco” sia come rendimento della produzione che si abbassa di circa un 10-15% che per i suoi costi.

L’olio di cocco migliore in assoluto per purezza ed il rispetto delle numerose proprietà è quello “vergine” (quindi ponete molta attenzione quando lo comprate!). Questa qualità viene ottenuta dalla lavorazione del latte fresco di cocco, dalla polpa o da vari residui con diversi metodi. Chiaramente è quello più costoso in commercio, e solitamente non è quello che trovate nelle merendine![5]

La qualità più comune in commercio è l’olio di cocco RDB (=Raffinato, Deodorato, (s)Biancato. N.d.A.) che viene estratto dalla copra tramite spremitura idraulica e calore. Questo processo permette di estrarre praticamente tutto l’olio presente pari a più del 60% del peso del frutto (le drupe N.d.A.) intero e comunque non produce un olio adatto al consumo che andrà quindi incontro ad un altro processo di filtrazione e riscaldamento.

Questo olio è utilizzato per cucinare, per la produzione industriale, di cosmetici e prodotti farmaceutici. Ultimo processo a cui può andare incontro è l’idrogenazione parziale o totale per aumentare il suo “melting point”, infatti l’olio vergine presenta un punto di fusione  di 24 gradi mentre l’olio idrogenato lo ha di 36-40 che ne permette la conservazione in climi più caldi e lo rende più stabile.

 

3. Idrogenazione

Nel campo alimentare questo processo ha come obiettivo di combinare con idrogeno dei grassi insaturi di modo da renderli molto più saturi. Va da sè che il grasso iniziale risulti molto differente da quello finale rendendolo come già detto più stabile, dilungandone la data di scadenza ed infine abbattendone in gran parte i costi.

Il problema fondamentale di questo processo, che da vita probabilmente a tutte le critiche rivolte a questo olio, è che durante la lavorazione si formano alcuni legami di tipo “trans” nelle molecole (quindi i temuti grassi TRANS. N.d.A.) tramite un processo di isomerizzazione.

Il problema dei grassi trans è molto sentito in tutto l’ambiente medico e in generale salutistico: nel 2013 la FDA ha classificato questi grassi come non sicuri raccomandandone l’eliminazione dalla dieta degli americani, mentre nel giugno del 2015 ha manifestato la necessità di rimuovere questa metodica nella catena di produzione a livello alimentare[6].

Quindi?

Per ora vi faccio solo notare la disinformazione riguardo a tutto ciò e l’approssimazione delle informazioni. Mi è capitato di leggere un articolo di un sito italiano alquanto famoso (soprattutto tra gli sportivi, di quelli che nel motore di ricerca sono ai primi posti N.d.A) descrivere per filo e per segno il processo di idrogenazione senza darne il nome ed accomunare questo prodotto alle proprietà benefiche del cocco!

Ovviamente il consumatore disorietato incomincia a parlarne male. Quello che mi sento di dire è: controllatene la provenienza, la qualità ed il processo di produzione che DOVREBBE essere riportato in etichetta abbastanza chiaramente, quando non appare DIFFIDATENE!

4. Benefici

Tantissime sono le informazioni che i media ci offrono sull’olio di cocco; bisogna tuttavia fare una grande scrematura in quanto numerosi di questi sono singoli studi non verificati da altri, a volte neppure riconosciuti a livello internazionale scientifico o facenti parte della tradizione popolare. Vediamo di seguito quelli ufficialmente riconosciuti:

 

1) Aumento del tasso metabolico

Appare esservi un breve e debole aumento del tasso metabolico, ma comunque evidente. Sembra infatti, su un campione di donne in regime ipocalorico, un incremento del valore dopo 7 giorni di integrazione dell’olio che però non viene più registrato dopo 14 giorni. La dieta prescritta comprendeva un apporto del 36% di grassi a media catena[7].

 

2) Modulazione dei valori del colesterolo totale

Ecco un punto di grande interesse: l’apporto nella dieta di grassi a media catena determinerebbe una modulazione di questi valori, ma non dei trigliceridi. La variazione si nota sia sui valori LDL (conosciuto volgarmente come “colesterolo cattivo” N.d.A.) che sui valori HDL (conosciuto invece come “colesterolo buono”) portando ad un incremento di entrambi, ma in maniera da favorire benevolmente il rapporto tra di essi e quindi avendo un’azione cardio protettrice. Purtroppo gli studi sono ancora in grande evoluzione e se ne può trovare qualche contrario[8][9][10]

 

3) Effetto su HDL ed LDL

Appare un aumento dei livelli di LDL ed HDL ma, a differenza di quanto si pensi, sembrerebbero aumentare maggiormente i livelli di HDL. La variazione riportata non è così rilevante ma non possiamo affermare che si verifichi il contrario! (potremo aumentare comunque i livelli HDL ad esempio con la pratica sportiva! N.d.A.).

 

4) Corpi chetonici

Uno studio molto interessante condotto in Svezia su 66 persone sottoposte ad una dieta nettamente ipocalorica proclama che la sostituzione di grassi a lunga catena con grassi a media catena costituisca un maggior calo ponderale e di massa grassa a confronto di una minore perdita di massa magra. Inoltre, con l’aumento dei corpi chetonici, notiamo parallelamente una diminuzione del senso di fame ed un aumento del senso di sazietà.

Questo effetto può essere molto utile per alcune categorie di atleti, ad esempio, quelli che seguono una dieta chetogenica, per aumentare i livelli totali di corpi chetonici in circolo. L’effetto comunque viene notato durante le prime 2 settimane di dieta e diminuisce pian piano durante le ultime due[11].

 

5) Effetti su pelle e capelli

Questi effetti in realtà sono conosciuti dalla notte dei tempi e certamente non sono da sottovalutare anche in certe terapie epidermologiche. E’ documentato l’utilizzo di questo olio da più di 4000 anni facendo parte integrante della cultura di numerose comunità tropicali.

La sua azione si presenta molto utile anche come ausilio in problematiche molto estese o gravi della pelle come xerosi o dermatite atopica ed, inoltre, presenta un’azione antibatterica ed anti virale. Utilizzato come semplice detergente per le mani esplica un’azione antimicrobica relativa alla presenza di monolaurato. Gli studi sono vari e numerosi e tutti in accordo nell’affermare che diminuisca la secchezza della cute, aumenti l’idratazione della pelle, abbia un’azione antimicrobica e diminuisca la secchezza anche dei capelli.

5. Altre Azioni in Via di Conferma o con Pochi Dati

  • aumento della memoria
  • effetti sulla glicemia
  • effetti sui trigliceridi
  • sensibilità insulinica
  • effetto termogenico

6. Quanto Assumerne

E’ molto più efficiente con un apporto di altre fonti di grassi di varia natura, all’incirca la letteratura scientifica stima l’assunzione a 7,7-15 g al giorno.

Conclusione

L’olio di cocco, dopo tanti articoli favorevoli, negli ultimi tempi sembra aver avuto un attacco mediatico con “la messa in croce” da parte di molti siti, programmi tv  e pseudo esperti salutistici ed ortoressici alimentari ma ancor peggio da organizzazioni internazionali per la salute ed alimentazione (FAD, WHO, ADA,… N.d.A). Come mai?

Da tutti i passaggi industriali di raffinazione abbiamo notato che non dovrebbe essere l’olio di cocco l’accusato, bensì il processo di idrogenazione che, come visto trasforma alcune molecole nello stato trans (la IOM ha posto la tollerabilità di questi grassi nella dieta pari a zero. N.d.A.).

Consideriamo però che in egual modo dovrebbero essere tenuti d’occhio altri prodotti di molto più consueto utilizzo e facile reperibilità quali gelato, margarina, creme spalmabili e così via. Questa problematica può essere ovviata scegliendo attentamente il produttore dell’alimento in questione e la materia e procedimento di lavorazione utilizzati.

Inoltre ricordiamo che moltissimi oli, ma anche prodotti alimentari confezionati classificati come “salutari”, al loro interno hanno la presenza di grassi idrogenati e, quindi, anche grassi trans!La seconda problematica su cui notiamo aspre diatribe (io stessa ho avuto un piccolo battibecco con un professore universitario N.d.A.) è la dichiarazione “E’ composto totalmente da grassi saturi! Fanno solo male!”.

Sta proprio in questo punto la disinformazione: ricordiamo che i grassi dell’olio di cocco sono MTC e quindi possono essere anche migliori di altri oli e con fermezza lo piazzerei al secondo posto in qualità secondo solo all’olio extra vergine d’oliva (a parimerito con il burro, SEMPRE all’interno di un regime alimentare sano e bilanciato N.d.A).

I MTC vengono processati direttamente nel fegato e immediatamente trasformati in energia, causando meno stress al fegato, pancreas e a tutto il sistema digestivo aumentando anche l’assorbimento degli altri nutrienti.  In più, visto la carenza di grassi saturi nella dieta del vegetariano, ne consiglio l’utilizzo!

PS.

Hai mai provato a cucinare con l’olio di Cocco? Cosa aspetti?!

Alimentazione

Cucinare con l’ Olio di Cocco | Tipologie? Vantaggi? Ricette?

2015-08-21 09:00:47Scritto da Jennifer Blow


1) Foster, Williamson. Lemm (2009) “Briefing paper: culinary oils and their healt effects” Nutrition Bulletin 34(1) 4-47

2) Gervajiio G.C. (2005) “Fatty acids and derivates from coconut oil”. Bailey’s Industrial Oil and fat products

3) DebMandal M, Mandal S Coconut (Cocos nucifera L.: Arecaceae): in health promotion and disease prevention.Asian Pac J Trop Med. (2011)

4) “Coconut oil” Transport Information service, German insurance Association, Berlin 2015

5) “Innovative Integrated wet process for virgin Coconut oil production” Journal of applied science (2011)

6) “The FDA  takes step to remove artificial trans fats in processed food” fda.gov.

7) Hawley JA, Brouns F, Jeukendrup A “Strategies to enhance fat utilisation during exercise. Sportmed (1998)

8) “Value of VLCD supplementation with medium chain tryglicerides” Krotkiewsky M. Int J Obes Metab Disord 2001

9) Muller H et al “The serum LDL/HDL cholesterol ratio is influenced more favorably by exchanging saturated with unsaturated fat than by reducing saturated fat in the diet of women” J.Nut 2003

10) “Consumptio of a solid fat rich in lauric acid results more favorable serum lipid profile in healthy men and women” J.Nutr (2001)

11) “Value of VLCD supplementation with medium chain tryglicerides” Krotkiewsky M. Int J Obes Metab Disord 2001



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