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Retinolo | Funzioni, Benefici e Alimenti che lo Contengono

Dallo scrittore Myprotein Leonardo Cesanelli, laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, laureando in Nutrition and Functional Food.


Retinolo


Il retinolo, chiamato anche vitamina A1 è un alcol primario che può dare origine a vari isomeri geometrici facilmente inconvertibili. La sua forma idrogenata (vitamina A2) ha una “potenza” inferiore ed entrambe si trovano principalmente nei tessuti animali specie nel pesce sia di mare che di acqua dolce.

Il retinale e l’acido retinoico sono invece i prodotti di ossidazione del retinolo. Generalmente con il termine vitamina A vengono indicati sia il retinolo che i suoi analoghi citati in precedenza (in realtà ne esistono circa 1500 tipi diversi). E’ importante ricordare che anche i carotenoidi posseggono l’attività biologica della vitamina A fungendo da “provitamine”.

La vitamina A si presenta difatti in tre diverse forme: alcolica (retinolo), aldeidica (retinaldeide) ed acida (acido retinoico). Gli alimenti di origine animale contengono principalmente retinolo e suoi esteri (specie retinolo palmitato), mentre nei vegetali si trovano soprattutto carotenoidi, quindi precursori (provitamine).

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Funzioni del Retinolo


Le attività fisiologiche della vitamina A, quindi del retinolo sono diverse, per descriverle iniziamo risalendo a una prima importante osservazione fatta nel 1896 dal medico giapponese Inouje. I suoi studi riportarono come molti bambini, tra il secondo e il terzo anno d’età, da lui visitati venivano affetti da una strana malattia agli occhi.

I grandi e lucenti occhi neri dei piccoli giapponesi perdevano a poco a poco la loro caratteristica lucentezza e si opacavano: il tessuto connettivo, in seguito, si sfaldava seccandosi, portando in breve tempo quei bambini alla cecità.

Inoltre, lo stesso Inouje, riportò che mentre nelle zone interne del Giappone la malattia assumeva allarmanti proporzioni, nelle regioni litoranee tutti i bambini rimanevano immuni da tale forma morbosa (consumo di pesce).

D’altra parte veniva notato che i bambini guarivano facilmente se ad essi veniva somministrato del fegato di pollo. Così, quelli che vivevano sulla costa erano invece immuni perché mangiavano spesso fegato o carne d’anguilla, oppure anche del burro.

La spiegazione ormai ben delineata di tale fenomeno risiede nel fatto che i bastoncelli della retina sono ricchi in rodospsina una molecola che agisce da cromoforo; questa proteina è responsabile dell’adattamento al buio che, per l’appunto in carenza di vitamina A la sua concentrazione diminuisce fino a provocare la situazione patologica definita “cecità notturna”.

Nel 1917 Drummond dimostrò che nei bambini la carenza del fattore liposolubile A determinava disturbi non solo del processo visivo ma della crescita in generale. Nel 1920 lo stesso Drummond definì tale fattore con il termine di vitamina A scoprendo inoltre come il b-carotene possedesse attività vitaminica A e che potesse essere convertito nella stessa, identificando per tanto questa classe di composti come provitamine.

Sebbene il ruolo della vitamina A nel promuovere la crescita e la differenziazione cellulare sia oggi ben noto, i meccanismi biochimici della vitamina A o Retinolo rimasero sconosciuti fino al 1987, quando M. Petkovic isolò alcune proteine recettoriali nucleari che in seguito al legame con l’acido retinico risultano essere in grado di regolare l’espressione genica.

Difatti, in particolare l’acido retinoico sembra partecipare alla maturazione embrionale ed alla differenziazione di alcune linee cellulari. Inoltre, alcuni studi dimostrano come un altro derivato del retinolo, il retinol-fosfato, si in grado di agire come donatore di “zuccheri” nella sintesi delle glicoproteine.

Per quanto riguarda gli epiteli, la vitamina A sembra essere in grado di controllare lo sviluppo e il differenziamento degli stessi, in particolare in quelli secernenti muco o soggetti a cheratinizzazione. Pertanto, la presenza della stessa sembra stimolare la produzione di muco e regolare la cheratinizzazione.


Benefici del Retinolo


Citiamo alcuni studi presenti in letteratura sugli effetti della vitamina A ad esempio sulla pelle. Uno studio ha cercato di verificare gli effetti del retinolo sul miglioramento dei segni dell’invecchiamento naturale della pelle somministrando 3 volte alla settimana per 27 settimane una lozione allo 0.4% di retinolo a 36 soggetti tra gli 80 e gli 87 anni.

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Questi soggetti comparati con i casi controllo (placebo) mostrarono incrementi in tutti i marcatori biochimici del “turn-over” cellulare del tessuto epiteliale con riduzione delle rughe ad esempio.

Un altro studio ha cercato di valutare gli effetti del retinolo e dell’acido retinoico sulla struttura della pelle ed espressione di gene legati a funzioni specifiche nel tessuto epiteliale. Questo studio effettuato su cellule epiteliali attraverso studi istologici ha dimostrato come 4 settimane di trattamento con acido retinoico e retinolo aumentassero l’espressione dei geni che esprimono per il collagene di tipo 1 e tipo 3 con aumenti di procollagene I e procollagene III.

Inoltre nei pazienti presi in esame diminuirono anche in questo caso le rughe specie sul viso (digital image-based wrinkle analysis).


Carenze


Carenze di questa vitamina possono pertanto ripercuotersi in inibizione della crescita, deformazione e disturbi nell’ossificazione inoltre potrebbero presentarsi problemi legati ai tessuti epiteliali (secchezza della pelle per cheratinizzazione degli epiteli) e come ben descritto in precedenza problemi legati alla vista in particolare la patologia della cecità notturna.

Nei casi più gravi potrebbe addirittura comparire la cheratomalacia contraddistinta da secchezza della congiuntiva e della cornea provocando danni oculari molto gravi.


Fonti Alimentari


Le principali fonti alimentari di vitamina A risultano essere, come accennato in precedenza, gli alimenti di origine animale, soprattutto fegato e milza (essendo liposolubile), seguiti poi da latte e derivati, uova e carni.

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Come sempre è bene ricordare che essendo una vitamina liposolubile troveremo maggior quantità della stessa in alimenti ricchi di grassi, quindi latticini ma con un buon contenuto lipidico così come le carni, dunque cercare di assumere elevati quantitativi di questa vitamine attraverso questi alimenti può condurre ad un apporto eccessivo di acidi grassi saturi che non vanno di pari passo alla salute dell’individuo quando in eccesso.

Una soluzione a questo problema è senz’altro quella di abbinare gli alimenti appena descritti di origine animale con altri di origine vegetale contenenti i carotenoidi (precursori della vitamina A) soprattutto nei vegetali di colorazione giallo-arancione e quelli a foglia.

Citiamo qualche alimento sia di origine animale che vegetale tra i più ricchi di questa vitamina: troviamo in testa il latte intero e le uova, nei vegetali primeggia invece il pomodoro seguito da zucche, albicocche e melone. Carote, spinaci, pesce azzurro sono altre ottime fonti.

Riferimenti



Myprotein

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Scrittore ed esperto


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