Allenamento

L’evoluzione delle palestre

Particolarmente negli ultimi anni, con il miglioramento esponenziale della tecnologia, la quantità di articoli pubblicati riguardanti il mondo della cultura fisica è cresciuta a dismisura: centinaia di studi, ognuno suffragato da argomentazioni solide e dati incontrovertibili, hanno portato al fiorire di innumerevoli teorie in ogni campo.

 

Un appassionato non potrebbe che gioire di fronte a questo risorgimento delle palestre, passate nell’arco di una decina d’anni dall’essere luogo di custodia di segreti e leggende a veri e propri atenei di discussione scientifica.

Il “potrebbe”, tuttavia, è d’obbligo.

 

Da teoria a dogma, infatti, il passo è breve: il fatto che gli studi molto spesso si contraddicano a vicenda – punto che ritengo ampiamente prevedibile, data l’ampia possibilità di interpretazione dei risultati di un qualsiasi esperimento – confonde l’utente medio; il tenore stesso della stesura di alcuni articoli (tesi fondamentalmente a screditare studi precedenti) peggiora la situazione portandoci così alla condizione attuale: la creazione di scuole di pensiero che abbracciano filosofie rinnegandone altre.

 

Intermittent fasting contro pasti ogni tre ore,

Alta intensità contro alto volume,

Whey standalone contro whey+carboidrati,

Peso contro corpo libero e così via.

 

La categoria degli appassionati è tendenzialmente curiosa: la maggior parte di noi tende a chiedersi spesso “sarà vero?” “saranno studi affidabili?” entrando in un meccanismo che, data l’attitudine competitiva della Scienza, porta ad una selezione di filosofie che formerà ogni personale scuola di pensiero.

 

Appare chiaro come, negli anni, lo sdoganamento della conoscenza non sia stato affiancato da un’altrettanto rapida diffusione degli accorgimenti necessari per valutarne la rilevanza, per questa ragione trovo necessaria la capacità di avere visione d’insieme, fosse anche solo per rincorrere i propri traguardi con maggiore serenità.

 

Continuiamo quindi a chiederci “funzionerà?” ma affianchiamolo a “e quanto sarà importante?” così da riportare pace nella nuova guerra per l’ipertrofia.

 

Ogni studio affidabile è un insieme di dati che vanno interpretati: è utopico pensare che chiunque possa farlo, ma sarebbe bene diffidare di chi indottrina.

 

L’unico “dogma” valido, per il principio di adattabilità del corpo umano (a sua volta basato sulla selezione naturale) è che ciclizzare fa bene, testando tutte le teorie vivrete il wellness nella sua vera natura: benessere fisico e mentale.

 

Analizziamo alcuni esempi allo scopo di esemplificare l’interpretabilità dei dati nel nostro campo: prendiamo come esempio l’ipertrofia e la forza.

 

Studi recenti paragonano gruppi di atleti con differenti modalità di allenamento, con risultati che si orientano verso un maggiore sviluppo della forza negli individui che si sono allenati ad intensità costante ma cambiando gli esercizi (rispetto a coloro i quali hanno mantenuto i parametri costanti o hanno cambiato solo l’intensità).

Il secondo studio di quest’anno mette a confronto una tipologia di training da bodybuilder con una da powerlifter, non riscontrando significative differenze nella quantità di massa muscolare guadagnata dai due gruppi.

 

Risulta chiaro come i risultati di questi soli due studi (su migliaia) possano essere interpretati a seconda della teoria da validare:

Si potrebbe elaborare, ad esempio, una filosofia di sviluppo di forza ipertrofica basato su un allenamento tipicamente PL con variazione costante di esercizi, screditando ogni altra metodologia allenante in quanto risultata inferiore dai dati rilevati.

 

La scienza è evoluzione, partiamo da qui. Come criticare una teoria basata su dati così solidi? Ovviamente gli studi in questione sono effettuati su campioni molto ristretti di atleti (rispettivamente 50 e 17) il che –per la natura stessa della statistica- rende i risultati puramente indicativi. Le tipologie di allenamento, inoltre, sono standardizzate e “scientifiche” (nello secondo studio sono stati confrontati un 3×10 di squat con 90’’ di riposo ed un 7×3 con 180’’) molto lontane da quelle che vengono affrontate nelle palestre e che non tengono conto dell’importanza dei complementari, il che allontana ulteriormente il risultato dall’essere papabile di aggiungere pietre utili ad una più efficiente costruzione del nostro corpo.

 

I risultati, insomma, sono senza dubbio verificati ed attendibili, ma quanto contano nell’ottica di raggiungere più rapidamente i nostri obiettivi? Molto poco. Per questo, confermando la tesi di cui sopra, un approccio aperto e pronto a testare ogni tipologia ragionata di allenamento è superiore: in assenza di dati “assoluti” verificabili, dalle variazioni infinitesimali di efficacia sul NOSTRO organismo di ogni filosofia di allenamento otterremo sicuramente il massimo risultato.

 

Mattia De Flaviis
Istruttore certificato CONI/CSEN, Studente di Biotecnologie ed appassionato di Biomeccanica, Alimentazione, Cucina Molecolare e Cultura Fisica.

deflaviismattia@gmail.com

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