Alimentazione

FODMAP | Cosa sono? In Cosa Consiste La Low-FODMAP Diet?

Dallo scrittore Myprotein Leonardo Cesanelli, Dottore in scienze e tecnologie alimentari, Laureando in Biological Sciences e istruttore certificato CSEN.


FODMAP 


È sempre più elevata la percentuale di popolazione, specie occidentale, che lamenta disturbi funzionali intestinali di natura cronica, non connessi ad alterazioni strutturali o biochimiche, che per la loro persistenza e intensità possono compromettere la vita sociale, lavorativa e affettiva e di conseguenza la qualità della vita dell’individuo (gonfiore addominale, pesantezza, costipazione, stipsi, diarrea, SII…).

L’attenzione rivolta agli alimenti come possibili fattori implicati nell’accentuare o sviluppare questi disturbi gastrointestinali va crescendo nei recenti lavori scientifici; in particolare, si è incentrata su alcune molecole presente in varie classi di alimenti che sembrerebbero peggiorare la sintomatologia dei pazienti affetti da SII.


Cosa sono?


Queste sostanze vengono identificate con il termine “FODMAP” (fermentable oligo-, di-, mono-saccharides and plyols) o meglio oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentabili e polioli. Sono forme di carboidrati che, in persone con un’aumentata sensibilità intestinale, sembrano essere in grado di predisporre a disturbi di diverso tipo come la SII (sindrome intestino irritabile).

I FODMAP sono caratterizzati dall’essere molecole di piccole dimensioni e osmoticamente attive, assorbite in maniera minima nel piccolo intestino e in grado di raggiungere, pertanto, i tratti intestinali in cui avvengono fermentazioni a carico della flora batterica.

Questi carboidrati sono: lattosio, fruttosio, fruttani, galattani e polialcoli (sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitoli e isomalto). È bene precisare che la sensibilità sembra essere individuo-dipendente e dunque sarebbe un errore generalizzare e considerare tutti questi composti allo stesso modo.

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1. Lattosio


Il lattosio in caso di azione lattasica insufficiente può facilmente andar incontro a fermentazioni con produzione di gas e acidi grassi a corta catena con conseguenti crampi addominali, gonfiore e diarrea.


2. Fruttosio


Il fruttosio, di cui il nostro intestino non è dotato di specifici enzimi per la sua digestione ed assorbimento che pertanto avviene a carico di specifici trasportatori (GLUT5 e GLUT2), tramite diffusione facilitata, questa, sembra essere facilitata dalla coingestione di glucosio e fruttosio piuttosto che di fruttosio singolarmente.

Fruttosio libero nel lume intestinale può in primis causare effetti osmotici richiamando acqua e secondariamente può andare incontro agli stessi fenomeni fermentativi descritti per il lattosio con le medesime conseguenze.

Polimeri del fruttosio o contenenti galattosio come fruttoligosaccaridi o fruttani o galattani, presenti in diverse specie vegetali (i galattani nei legumi), risultano essere anch’essi osmoticamente attivi e substrati particolarmente idonei ai fenomeni fermentativi intestinali.

La principale fonte alimentare di fruttani è il grano (frumento) che inoltre contiene glutine (agente potenzialmente infiammatorio per la mucosa intestinale), dunque prodotti come pasta, pane, crackers, biscotti, ecc… possono indurre questi fenomeni in soggetti suscettibili.


3. Galattani


In Europa Occidentale il fruttosio e i fruttani sono tra i FODMAP più largamente diffusi nella dieta così come i galattani. I principali alimenti contenenti questi ultimi risultano essere i legumi, in particolare ceci, lenticchie e fagioli.

Spendiamo anche due parole sui polialcoli che vengono assorbiti, come per il fruttosio, per diffusione passiva ma a velocità molto inferiore e con una % di assorbimento molto inferiore.

Questo si ripercuote se consumati in dosi elevate in possibili effetti lassativi o sintomi simili a fruttosio, lattosio, fruttani, ecc…: gonfiore, dolore, nausea e transito intestinale alterato.

I polialcoli/polioli vengono impiegati in alimenti a ridotto apporto calorico, in particolare di zuccheri (apportano 0,3-3 kcal/g) ad esempio lo xilitolo in gomme da masticare, snack, dentifrici… ma anche alimenti (mele, albicocche, ciliegie, cavolfiori, funghi, piselli…).


Low-FOODMAP Diet


Ma una dieta a basso contenuto di FODMAP può prevenire o allievare i sintomi legati a questi disturbi?

Dobbiamo dire che ad oggi gli studi a riguardo riportano risultati discordanti, molto probabilmente, da un lato per via della “soggettibilità” sia dei disturbi che della suscettibilità a questi composti in secondo luogo per via della “multifattorialità” alla base dello sviluppo di tali situazioni.

Ad ogni modo viene riportato in diversi lavori scientifici come la riduzione del consumo di alimenti contenenti tali composti possa allievare i sintomi e come ad esempio circa il 60% degli individui affetti da SII riporti peggioramenti della situazione in seguito a consumo degli stessi.

La riduzione o l’eliminazione di tali composti si ripercuote in genere in una minor produzione di gas, riducendo i fenomeni fermentativi a livello intestinale, ad esempio riduzioni del consumo di fagioli, cavoletti di Bruxelles, cipolle, sedano, carote, uva passa, banane, prugne, succhi di frutta e germe di grano (Serra, 2001; Dear, 2005).

Inoltre riduzione del consumo di frumento e prodotti derivati (fruttani e glutine), alimenti ad alto contenuto di lattosio e fruttosio, sembrano produrre effetti positivi.

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Un aspetto tramite il quale una dieta a basso contenuto di FOODMAP potrebbe agire è quello della “modifica” ai danni della flora microbica intestinale.

Studi che dimostrano variazioni della stessa in funzione del tipo di dieta e dunque agli alimenti consumati sono ormai moltissimi e associati a diversi pathway e metaboliti circolanti nel lume intestinale, andando ad interagire con la mucosa e sulla funzione immunitarie e di conseguenza sul sistema nervoso enterico (SNE) e le sensazioni positive/negative trasmesse al SNC (sistema nervoso centrale).

Inoltre alcuni studi evidenziano come il consumo di FOODMAP possa avere un effetto sull’umore.

Malassorbimento di lattosio e fruttosio sembrano associati a depressione lieve (Ledochowski, 2000).


Studi


Proviamo a citare qualche studio riportando le evidenze suggerite sugli effetti della riduzione dei FOODMAP nella dieta.

Un articolo del 2011 ha dimostrato come una dieta a basso contenuto di FOODMAP possa ridurre la sintomatologia dei pazienti con SII in modo significativamente superiore rispetto alle linee guida NICE (National Institute for Health and Care Excellence) sul corretto stile alimentare (Staudacher; 2011).

Un altro studio del 2013 conferma l’efficacia della dieta low-FOODMAP nel diminuire i fenomeni di malassorbimento per fruttosio e lattosio (De Roest; 2013), con riduzione del dolore addominale, del gonfiore e della diarrea negli individui in esame.

Nel 2014 viene pubblicato invece uno studio in cui è possibile notare come la sintomatologia generale associata a questi disturbi (diversi parametri legati all’eterogeneità della stessa) migliorasse in seguito a 21 giorni di dieta a basso contenuto FOODMAP (benefici rilevati tramite scala visiva analogia (VAS)) (Halmos, 2014).


Conclusioni


In conclusione, è bene riconoscere come una dieta a basso contenuto di FOODMAP limiti la scelta di una grande varietà di alimenti come cereali, frutta, verdura, latticini, snack e altro ancora, esistono senz’altro delle alternative ad ognuno di questi, ma eliminare un alimento dalla dieta di un individuo non può essere considerata una scelta ottimale in ogni caso.

Privarsi di un alimento o una classe degli stessi significa infatti non poter godere di tutti gli aspetti positivi e nutrienti che potrà apportare senza contare il rischio di esporsi ad eventuali carenze. D’altro canto sotto la guida di un professionista l’idea di togliere o limitare temporaneamente alcuni alimenti valutandone gli eventuali benefici, e, successivamente programmare una graduale reintroduzione può essere senz’altro la scelta migliore.

Riferimenti



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