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Alimentazione

Aglio | Proprietà, Benefici e Controindicazioni

Dallo scrittore Myprotein Leonardo Cesanelli, laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, laureando in Nutrition and Functional Food.


Aglio


L’aglio (Alium sativum L.) è una pianta erbacea, bulbosa; è proprio il bulbo, detto anche volgarmente “capo” o “testa” il carattere botanico di maggior interesse.

Ha un peso che può variare dai 20 fino ai 150 g e risulta composto da 6-20 “bulbetti” (anche detti spicchi), questi bulbetti sono inseriti sul disco in ordine spiraliforme; presentano alla base 20-40 primordi radicali e aumentano in grandezza dall’interno all’esterno.

I bulbilli appena raccolti sono in dormienza, per questo non sono in grado di emettere radici né di germogliare, per farlo hanno bisogno di passare attraverso alcuni stadi fisiologici successivi, legati alle condizioni climatiche.

Esistono diverse ipotesi sull’origine di questa coltura, molti autori suggeriscono quella asiatica considerando l’Allium longicuspis Regel come suo antenato, largamente diffuso allo stato selvatico nell’Asia centrale nelle zone di montagna del Pamir.

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Altri ritengono che la patria della pianta sia la Sicilia, altri l’Egitto ma è probabile che nei millenni l’areale di coltivazione si sia esteso dall’originario habitat asiatico al bacino del Mediterraneo, dove la coltura si è molto ben naturalizzata.

Il termine aglio sembra derivare, dal celtico “all” che significa bruciante, piccante. L’aglio viene coltivato in maniera eterogenea un po’ in tutti i continenti (particolarmente diffuso nell’emisfero boreale); è una specie nota fin dall’antichità che non ha subito grandi cambiamenti nelle odierne coltivazioni.

Le prime testimonianze, appartenenti ad un erborista cinese, risalgono al 4000 a.C. e già nel 1550 a.C. il Codex Ebers, un papiro egizio, riporta centinaia di formule terapeutiche di cui una ventina a base di aglio.

Nel libro dell’Esodo viene ricordato come “il bene più prezioso lasciato dagli Ebrei durante la fuga dall’Egitto”. Ippocrate (460-377 a.C.) famoso medico greco ne elogiava le proprietà terapeutiche.

Lo stesso vale per Plinio il Vecchio, I secolo d.C., nella sua “Historia Naturalis”. Oggi la coltura riveste un ruolo d’importanza al consumo nei Paesi asiatici, latino-americani e del bacino del Mediterraneo.

I Paesi principali produttori di aglio sono: la Cina, che fornisce da sola il 75,4% della produzione mondiale totale, l’India, la Corea, gli USA, la Russia, l’Egitto e la Spagna.

Il “trend” di produzione è fortemente positivo, basti considerare “l’impennata” avvenuta dal 2000 al 2007 in cui la produzione è aumentata di circa 4.597.422 t.

L’Asia occupa il primo posto nella coltivazione di aglio con una produzione di circa l’86% del totale. In particolare, come già accennato, la Cina è il Paese ove la coltura è maggiormente estesa (circa 692.000 ha), seguita da India (circa 147.000 ha) e Corea (circa 36.000 ha).

In Europa la coltura interessa circa 106.719 ha ed è concentrata soprattutto in Russia (28.000 ha), Spagna (16.100 ha), Ucraina (16.000 ha) e Romania (13.100 ha). Nel panorama orticolo nazionale, l’aglio può essere definito un “prodotto di nicchia”, sia per l’esigua superficie coltivata, che per la localizzazione della produzione e per la diffusione dei consumi.

In Italia, infatti, la superficie investita ad aglio e scalogno, secondo i dati Istat (figura. 1.1.2.2), è risultata pari a circa 2.448 ha.


Proprietà


Passiamo ora alla composizione, 100g di parte edibile apportano circa 149 kcal e risulta essere composto da 6g di proteine; 33g di carboidrati (2g fibre) e grassi quasi assenti (0,25g).

Per quanto riguarda i micronutrienti risulta essere ricco di vitamina B6; B3 e B5; di calcio; fosforo e rame. Occupiamoci ora dei composti bioattivi di interesse, vi sono difatti una serie complessa di sostanze solforate rappresentati principalmente dall’alliina (85%) e i minor misura da isoalliina e metiina.

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Questi composti sono presenti nel bulbo integro, alla “rottura/taglio” viene rilasciato un enzima (alliinasi) in grado di trasformare questi composti nei rispettivi acidi sulfenici responsabili del caratteristico odore.

L’idrolisi di questi composti porta alla formazione di altri diversi composti definiti tiosulfinati (THS), vinilditiine e di- e trisolfuri; tutti composti dotati di notevole attività biologica. Infine degni di nota sono anche un’altra serie di composti derivanti dalla cisteina.

Ricordiamo ad esempio come un eventuale integratore/droga in polvere a base di aglio non dovrà contenere meno dello 0,45% di allicina (Garlic Powder – Allii sativi bulbi pulvis. European Pharmacopoeia. Council of Europe).


Benefici


Passiamo ora ad analizzare le attività biologiche descritte in letteratura e le eventuali applicazioni cliniche dello stesso.

Le evidenze che suggeriscono benefici nei confronti della riduzione del rischio cardiovascolare sono diverse, infatti, molti studi negli ultimi vent’anni hanno cercato di esaminare il potenziale di questa pianta in tal senso.


✔ Riduce il colesterolo

Aglio Inodore in SoftgelLe principali attività sembrano essere attività ipolipemizzante e ancor più antiaterogena. Ad esempio uno studio condotto dimostrò come 115 soggetti con ipercolesterolemia “congenita” (familiare) e con valori di colesterolo totale compresi tra 230 e 330 mg/dl a seguito di un breve trattamento con 3 dosi giornaliere di 300mg di aglio videro ridurre in media di 25-30mg/dl il colesterolo totale.

Ancora uno studio simile condotto in Germania ha dimostrato come lo stesso trattamento (3 dosi da 300mg/d) per 30 giorni portasse una riduzione del 17 e del 12% del livello rispettivamente di colesterolo e trigliceridi nei soggetti in esame. Il meccanismo di azione dell’Aglio nel ridurre l’ipercolesterolemia sembra, come dimostrato da diversi studi in vitro condotti su cellule epatiche risieda nell’attività inibitoria ai danni della idrossimetilglutaril-CoA (HMG-CoA) reduttasi, con un meccanismo di azione simile a quello delle statine, bloccandone quindi la sintesi.

Ma l’effetto sui lipidi è qualitativamente anche più importante se si tiene conto che l’Aglio sembra prevenire l’ossidazione delle lipoproteine LDL, riducendone di molto il potenziale aterogeno. Analizziamo anche in questo caso alcuni studi.


✔ Effetto antiossidante

Uno studio ha valutato ad esempio gli effetti dell’estratto secco di aglio (1mg/kg) per sei mesi sui parametri ossidativi plasmatici ed eitrocitari (malondialdeide, xantina ossidasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi) in pazienti aterosclerotici. I risultai dimostrarono riduzioni consistenti della malondialdeide suggerendo come l’estratto possa essere utilizzato per combattere stress ossidativo vascolare.


✔ Combatte l’aterosclerosi

Da alcuni interessanti studi, nei pazienti trattati con Allium sativum emerge una diminuzione generalizzata del rischio di formazione e progressione della placca aterosclerotica.

Un altro studio che ha coinvolto 280 pazienti con placche aterosclerotiche avanzate e con almeno un fattore di rischio cardiovascolare di cui 140 trattati con 900mg/d di polvere di aglio (1,3% alliina) e 140 con un placebo (durata 48 mesi), ha dimostrato come il volume della placca in media diminuisse del 2,6% nel gruppo trattato e come dall’altra parte aumentasse (15%) nel placebo.


✔ Combatte l’ipertensione

Altri effetti benefici riportati sono nei riguardi dell’ipertensione, antiaggregante piastrinica e antitrombotica, sembra inoltre svolgere un’azione protettiva a livello pancreatico in particolare sulle beta-cellule e dunque utilizzato nel trattamento del diabete.


Controindicazioni


Passiamo ora alla tollerabilità. Partiamo col dire che l’utilizzo già dall’antichità in ambito culinario dell’Alium sativum può essere considerata di per sé sinonimo di sicurezza sull’impiego nelle dosi normalmente presenti negli alimenti o per i diversi utilizzi alimentari.

Di contro dosi elevate possono causare disturbi gastrointestinali, e in soggetti sensibili, reazioni allergiche come asma e dermatiti.

Sarebbe inoltre opportuno evitarne il consumo in concomitanza con assunzione di farmaci anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici per le proprietà di ridurre la produzione di trombossano B2 e inducendo un effetto antiaggregante piastrinico.

Infine, in allattamento sovradosaggi costanti, potrebbero alterare il sapore del latte e sono dunque sconsigliati.

Riferimenti


Myprotein

Myprotein

Scrittore ed esperto


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