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L’intolleranza al glutine è una questione psicologica? Un nuovo studio lo dimostra

Nel 2011, Peter Gibson, professore di gastroenterologia al Monash University e direttore della GI Unit all’Alfred Hospital di Melbourne, Australia, pubblicò uno studio nel quale provava che è il glutine, una proteina dei cereali, a provocare disturbi gastrointestinali nei pazienti NON affetti da celiachia. Uno studio molto meticoloso, super-controllato e svolto nei minimi dettagli, era fino ad oggi la prova che l’intolleranza al glutine effettivamente esiste. Lo studio ha dato il via alle diete senza glutine e all’industria dei prodotti alimentari privi di glutine. Le statistiche dimostrano che ad oggi, il 30% degli Americani segue una dieta priva di glutine e che le vendite dei prodotti senza glutine raggiungeranno i 15 miliardi di dollari entro il 2016 – il 50% in più del 2013 (ricerca della Mintel, agenzia per le ricerche del mercato).

Il professore però, non soddisfatto dello studio precedente decise di ripetere lo studio ancora più sorvegliato ed curato nei minimi particolari. Ai soggetti (età: 24-61 anni, di cui 6 uomini) coinvolti nello studio è stato fornito ogni singolo pasto privo di qualunque tipo di ingrediente che poteva creare intolleranze (lattosio, conservanti, carboidrati a catena corta (FODMAPs: fruttosio, lattosio, fruttano, galattano, sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo)). Inoltre sono stati anche raccolti campioni di urine e feci dei 37 soggetti coinvolti nello studio che hanno dichiarato di non avere la celiachia ma che la loro condizione gastrointestinale è decisamente migliorata seguendo una dieta priva di glutine. I soggetti dovevano ingerire pasti privi dei FODMAPs per le prime due settimane dello studio, dopodiché gli sono stati prescritti 3 tipi di dieta da seguire per una settimana

– con l’aggiunta di 16 grammi di glutine al giorno (ad alto contenuto di glutine)

– con l’aggiunta di 2 grammi di glutine e 14 grammi di proteine del siero di latte isolate (a basso contenuto di glutine)

– con l’aggiunta di 16 grammi di proteine del siero di latte isolate (placebo)

Ogni soggetto è stato sottoposto ad ogni singola dieta senza però essere conscio del tipo di dieta che stava seguendo per quella settimana. Dopo l’esperimento principale, un secondo esperimento è stato condotto per assicurarsi che il placebo delle proteine del siero del latte era adeguato. In questo secondo esperimento 22 soggetti del gruppo sono stati sottoposti ai seguenti tipi di dieta per 3 giorni di seguito:

– con l’aggiunta di 16 grammi di glutine

– con l’aggiunta di 16 grammi di proteine del siero di latte isolate

– la dieta base

Analizzando i dati, il professore ha riscontrato che ogni tipo di dieta, che includesse il glutine o no, peggiorò le condizioni gastrointestinali dei soggetti a livelli simili. I soggetti si lamentavano di dolori intestinali, gonfiore, nausea e i gas intestinali aumentarono perfino quando sono stati sottoposti alla dieta base a basso contenuto di FODMAPs. Anche nel secondo esperimento dove la dieta placebo è stata identica alla dieta base, i soggetti hanno riportato un peggioramento nei sintomi. I dati raccolti hanno provato che si trattava dell’effetto nocebo, la stessa reazione che scatena nelle persone la sindrome da turbine eoliche e segnali wireless. Il glutine non ha niente a che fare con il peggioramento dei sintomi gastrointestinali – la causa è semplicemente psicologica. I partecipanti erano convinti che le diete a loro sottoposte gli avrebbero fatto male, e così è stato. Questo studio quindi porta il professor Gibson alla conclusione opposta di quella raggiunta nello studio del 2011. Al contrario dei risultati riscontrati nel primo studio, con questa recente ricerca non ci sono assolutamente prove che il glutine crei una risposta negativa dell’intestino. Anzi, è stato provato che i partecipanti, quando sottoposti consciamente ad una dieta a basso contenuto di FODMAPs, riscontrarono un deciso miglioramento dei sintomi. La coincidenza vuole che una delle fonti più grandi dei FODMAPs – in specifico il pane e i suoi sostituti – viene rimossa per prima quando si segue una dieta priva di glutine. Questo spiega il perché milioni di persone che seguono una tale dieta sostengono che i loro sintomi migliorano. Nonostante ciò, l’aumento del fenomeno della dieta gluten-free è guidato non dai dati scientifici che ne provano i benefici, ma piuttosto dal marketing e dai consumatori di tali prodotti che, nel 44% dei casi, si diagnosticano da soli l’intolleranza al glutine. Solo nel 16% dei casi, una dieta del genere viene prescritta da un medico nutrizionista o dietologo. Nel 2012 la Mayo Clinic rivelò che solo 1,8 milioni di americani soffre effettivamente di celiachia – numero molto minore rispetto ai 18 milioni di persone in America che segue una dieta priva di glutine.

 

Fonti Bibliografiche:

Biesiekierski JR, Peters SL, Newnham ED, Rosella O, Muir JG, Gibson PR. “No effects of gluten in patients with self-reported non-celiac gluten sensitivity after dietary reduction of fermentable, poorly absorbed, short-chain carbohydrates.” Gastroenterology. 2013 Aug;145(2):320-8.e1-3. doi: 10.1053/j.gastro.2013.04.051. Epub 2013 May 4.

Biesiekierski JR, Muir JG, Gibson PR. “Is gluten a cause of gastrointestinal symptoms in people without celiac disease?” Curr Allergy Asthma Rep. 2013 Dec;13(6):631-8. doi: 10.1007/s11882-013-0386-4.

 

Autore: Anja Paskulin Personal Coach, Istruttore di Bodybuilding e Fitness, Educatore Alimentare, Atleta.

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