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Dieta iperproteica – Le contraddizioni

Nella prima parte dell’articolo (qui) abbiamo esaminato alcuni studi riguardanti l’impatto funzionale di regimi dietetici estremi sulla composizione corporea, è arrivato il momento di rivolgere l’attenzione agli effetti di una dieta ad alto tenore proteico sulla nostra salute.

Immagino che ognuno di noi -attirando l’attenzione per determinate esigenze alimentari o, semplicemente, informandosi- sia venuto a contatto con il terrorismo sociale attuato nei confronti delle proteine animali. Sui social network articoli trattanti diete “alcaline” vengono condivise milioni di volte, mentre le “acidificanti” proteine vengono tacciate di cancro, problemi renali, disordini metabolici e così via.

Analizzeremo per punti gli argomenti più gettonati, cercando di sfatare alcuni miti ed analizzare gli studi che hanno verificato eventuali correlazioni statistiche tra dieta e malattie.

  • La dieta alcalina:

Iniziamo con il trattare questa (purtroppo) ancora diffusa “teoria”. Pare che il primo medico (o meglio, presunto tale) a trattarla sia stato Robert Young, autore di diversi libri sul tema. Il fatto che sia stato arrestato per abuso della professione e truffa pare essere irrilevante per i sostenitori della sua causa, quindi approfondiamo il minimo indispensabile.

Secondo Young determinati alimenti (tra i quali, ovviamente, non compaiono proteine di origine animale) sarebbero in grado di alcalinizzare il corpo umano, prevenendo e curando molte gravi malattie.

Senza addentrarci in spiegazioni troppo approfondite (rintracciabili, comunque, con una semplice ricerca sul web) possiamo sfatare questa teoria con pochi semplici ragionamenti.

Innanzitutto, il pH del sangue umano è 7,4. Variazioni a questo valore sono patologiche e provocano la morte. Se un cibo alcalino arrivasse nel flusso sanguigno e fosse in grado di modificarne il ph, quindi, ci ucciderebbe. Fine della storia. Se per qualcuno un ragionamento di tipo induttivo non dovesse bastare, comunque, basterebbe comprendere i meccanismi di regolazione del pH associati alla digestione: un alimento ingerito viene digerito nello stomaco, a contatto con i succhi gastrici. Questi ultimi, notevolmente acidi, neutralizzano l’eventuale basicità del cibo: in caso, comunque, una qualsiasi sostanza dovesse riuscire ad arrivare con un ph più basico (o acido) di quello sanguigno, la respirazione ed i reni provvederebbero a riportare il valore di ph nella soglia accettabile. Di fatto, quindi, questa teoria è una bufala e come tale va trattata.

 

  • Proteine e problemi renali

Il più delle volte, colloquialmente, gli alti tenori proteici sono associati con problemi renali. Da anni ed anni negli spogliatoi delle palestre si accendono discussioni tra pro e contro l’integrazione, ed il “contro” ha quasi sempre questa motivazione.

Contrariamente a quanto visto in precedenza, questa non è totalmente una bufala. Effettivamente, in pazienti con problemi renali pre-esistenti limitare le proteine alla RDA permette di limitare la velocità di sviluppo della malattia; [1] questo dato di fatto, molto probabilmente, ha innescato nelle masse un ragionamento correlativo secondo il quale il consumo di proteine è nocivo per la funzionalità renale.

In realtà, quando ad essere esaminati sono soggetti sani, la correlazione tra introito proteico e problemi renali non è stata confermata.  Gli esiti degli studi di monitoraggio a corto termine sono molto controversi,

uno di questi [2] monitora bodybuilders con introiti fino a circa 3gr/kg, senza riscontrare effetti nocivi.

 

  • Proteine e cancro

L’argomento più delicato riguarda un eventuale correlazione tra proteine introdotte nella dieta e cancro.

Una certa quantità di persone ha trovato in questo rischio la motivazione per spingersi in regimi dietetici differenti, fino ad eliminare quasi completamente le proteine dalla dieta.
Senza addentrarci eccessivamente nei dettagli, sono stati svolti svariati studi per cercare una correlazione epidemiologica: alcuni l’hanno trovata, altri non hanno trovato nessun riscontro, ed altri ancora addirittura un riscontro inverso (cioè, l’alto consumo di proteine ridurrebbe l’incidenza di cancro).

La verità è che studiare l’argomento è molto complicato: fattori cancerogeni quali metodi di cottura della carne, contaminazioni, qualità degli alimenti etc. non permettono di analizzare l’eventuale influenza delle proteine introdotte in dieta sulla malattia, motivo per il quale –finchè non sarà condotto uno studio che sia in grado di escludere “interferenze” sui risultati- è bene non farsi spaventare.

 

 

Fonti:

[1] Brenner BM, Lawler EV, Mackenzie HS. The hyper-filtration theory: a paradigm shift in nephrology.

Kidney Int 1996;49:1774–7

[2] Poortmans JR1Dellalieux O. Do regular high protein diets have potential health risks on kidney function in athletes?

Int J Sport Nutr Exerc Metab. 2000 Mar;10(1):28-38.

 

Autore:

Mattia De Flaviis, Istruttore certificato CONI e personal Trainer

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Scrittore ed esperto


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