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Lo Xilitolo | Tutto Quello Che C’è Da Sapere!

Dallo scrittore Myprotein Leonardo Cesanelli, laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, laureando in Nutrition and Functional Food.


Lo Xilitolo


Lo xilitolo o zucchero del legno è una sostanza dolce presente naturalmente in frutti, bacche e piante (betulle, fragole, lamponi e prugne sono alcuni dei substrati da cui viene estratto) con proprietà antibatteriche.

Ha un potere dolcificante simile a quello del saccarosio ma apporta il 40% in meno delle calorie (2,4 kcal/g), viene utilizzato come additivo edulcorante sostitutivo rispetto al saccarosio in cibi a basso apporto calorico, in particolare in dolciumi come caramelle o gomme da masticare.

Come detto il suo impiego è incrementato negli ultimi anni sia per via del potere antimicrobico che viene attribuito allo stesso sia per l’apporto calorico e l’assorbimento “più lento” rispetto ad altri zuccheri.

Viene infatti “metabolizzato” più lentamente rispetto ad altri zuccheri producendo un innalzamento dei livelli di glucosio ematico minore rispetto ad esempio al saccarosio per tanto trova impiego anche in alimenti per diabetici. Più di un quarto di secolo fa alcuni ricercatori dell’università di Turku in Finlandia, iniziarono a studiare questo dolcificante notando come il suo utilizzo non mostrasse correlazioni con lo sviluppo di carie dentale.

La scoperta dello xilitolo viene però attribuita a chimici francesi e tedeschi sul finire del XIC secolo divenendo popolare come dolcificante per diabetici per il basso impatto insulinico, ad oggi il più grande produttore mondiale risulta essere la Danimarca, e sostanzialmente la produzione avviene a partire dallo xilosio in seguito a reazione di idrogenazione.


Xilitolo E Carie


I ricercatori finlandesi attorno agli anni ’70 mostrarono come individui che consumavano xilitolo rispetto ad altri che consumavano altri zucchero dopo due anni di consumo non sviluppassero carie dentale.

Una delle spiegazioni che tali ricercatori trovarono fu legata al fatto che ad esempio Streptococcus mutans (uno dei batteri orali implicati nello sviluppo delle carie), non sembra essere in grado di utilizzare questo zucchero risultando in una minor produzione di acidi.

xilitolo-dolcificante-naturale

Assunzioni prolungate di questo zucchero sembrerebbero in grado di determinare un processo grazie al quale batteri “meno pericolosi” rimpiazzerebbero quelli più dannosi per la salute dentale. Uno studio condotto da ricercatori italiani ha valutato l’effetto della somministrazione quotidiana per 6 mesi di xilitolo tramite chewing gum su bambini delle scuole primarie.

Analisi salivari mostrarono riduzioni delle concentrazioni di S. mutans e una riduzione di acidi presenti nella placca batterica adesa ai denti confermando l’utilizzo dello stesso come strumento preventivo nei confronti della carie dentale.

Tuttavia gli studi in tal senso ad oggi risultano essere controversi, e molti, affermano come il beneficio principale dei trials che hanno coinvolto l’utilizzo di xilitolo abbiano portato a risultati soddisfacenti soprattutto per via dell’eliminazione del saccarosio, considerato uno dei fattori di rischio principali per lo sviluppo di carie dentale, piuttosto che per effetti diretti dello stesso (Eva Söderling -Controversies around Xylitol, 2009).


Come Dolcificante


Come detto lo xilitolo ha un apporto energetico inferiore al saccarosio, inoltre anche l’indice glicemico risulta essere molto più basso. Basti pensare che se il normale zucchero da tavola ha un IG pari a 68, lo xilitolo ha soltanto IG pari a 7 (quanto velocemente un alimento causa un aumento di glucosio ematico).

Uno studio del 1982 suggeriva già il possibile impiego di questo edulcorante come sostituto dello zucchero mostrando come assunzioni in dosi da 30g sull’uomo provocassero aumenti minimi del glucosio ematico e non provocassero risposta insulinica o aumenti plasmatici dei polipeptidi inibitori gastrici (Salminen S et al.).

Studi più recenti (Islam MS, 2011; Islam MS and Indrajit M., 2012) riportano ulteriori informazioni in tal senso. Studi su ratti non diabetici analizzando i parametri legati appunto al diabete in risposta ad assunzioni di xilitolo da un lato e saccarosio dall’altro, hanno mostrato dopo un periodo di 3 settimane come i topi che assumevano saccarosio incrementarono molto di più il peso corporeo e soprattutto il grasso corporeo così come i livelli di glucosio a digiuno.

Inoltre, i topi che assumevano xilitolo mostrarono una tolleranza al glucosio molto migliore rispetto agli altri e a conferma di studi precedenti questo non influenzò risposta insulinica, ancora il peso del fegato e i livelli di glicogeno epatico erano maggiori nei ratti che assumevano xilitolo rispetto a quelli che assumevano saccarosio.

Tutti questi dati confermarono come lo xilitolo possa essere senz’altro una alternativa migliore rispetto al saccarosio come dolcificante.

Uno studio successivo questa volta condotto su ratti con diabete di tipo 2 sui possibili effetti “antidiabetici” dello xilitolo. I ratti in esame vennero divisi in 3 gruppi un controllo, uno con diabete senza xilitolo ed uno con diabete con xilitolo (soluzione al 10% di xilitolo somministrata ogni giorno per 5 settimane mentre il controllo e gruppo con diabete assunsero acqua minerale).

Al termine dello studio i ratti che assumevano xilitolo mostrarono decrementi in molti parametri associati a diabete di tipo 2 come glucosio ematico, fruttosamina serica, profilo lipidico e concentrazioni di insulina serica, così come aumentò la tolleranza al glucosio.

xilitolo_dolcificante

Un ultimo studio che andiamo a citare (Kikuko Amo et al., 2011) ha valutato gli effetti dello xilitolo su alcuni parametri metabolici (metabolismo lipidico) e sull’accumulo di grasso viscerale in ratti alimentati con una dieta ricca di grassi.

Gli animali in esame vennero suddivisi in 3 gruppi, un controllo, uno che assumeva 1g/100kcal e uno 2g/100kcal di xilitolo. Dopo 8 settimane i risultati mostrarono come la massa grassa viscerale e livelli insulinici e di lipidi plasmatici fossero molto minori rispetto a quelli che non consumavano xilitolo.

Questo associato con espressione genica differente nei confronti di diversi enzimi coinvolti nel metabolismo lipidico per la maggior parte dovuto ad incrementi nel metabolita xilulosio-5-fosfato derivante dal metabolismo dello xilitolo per l’appunto e in grado di promuovere la trascrizione genica di diversi enzimi lipolitici.


Conclusioni


In conclusione parliamo degli effetti collaterali attribuiti allo xilitolo che risultano essere i medesimi attribuiti a tutti i polialcoli, ovvero effetti lassativi se utilizzati in dosi eccessive.

Non vengono riportati effetti tossici sull’uomo relativi a consumi fino a 400g per un periodo relativamente lungo, tuttavia alcuni studi sul metabolismo dei polialcoli (tra cui lo xilitolo) suggeriscono sempre in dosi molto elevate la possibilità di favorire lo sviluppo di calcoli (studi su topi e ratti).

Gli unici studi in ogni caso che riportano casi di tossicità sono stati riportati su cani e in dosi elevate.

Riferimenti



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